Francesco Di Bartolo (1826-1913), incisore e pittore – BIOGRAFIA ESSENZIALE

Francesco Di Bartolo (1826-1913) incisore e pittore

Biografia essenziale

Francesco Di Bartolo (1826-1913) incisore e pittore ritratto da Francesco Longo Mancini
Francesco Di Bartolo (1826-1913) incisore e pittore ritratto da Francesco Longo Mancini, Catania 1905, Coll. Natalia Di Bartolo, Catania

© Natalia Di Bartolo – Vietata ogni riproduzione, anche parziale, testuale e iconografica, inclusi i contenuti biografici e ricostruttivi dell’intero corpus e dei singoli saggi.
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FRANCESCO DI BARTOLO nacque a Catania il 17 gennaio 1826, da Antonino, giureconsulto, e da Giuseppina Consoli. Il fratello del padre, Giacomo (n. 1797), fu patriota ed uomo politico di grande carisma, rimanendo ancora oggi nella memoria collettiva dei catanesi e ricordato anche da un busto di Epifanio Licata nel Viale degli Uomini Illustri dell Giardino Bellini di Catania.

Fin da bambino, Francesco dimostrò grande propensione per l’Arte e poca per lo studio. Il padre lo avrebbe voluto avvocato o ingegnere, com’era tradizione di famiglia, ma “Ciccio”, così era chiamato affettuosamente da amici e parenti, non volle ascoltarlo. Il giovane Francesco, dopo un breve apprendistato a Catania, sotto la guida del pittore Giuseppe Gandolfo (1792-1855), che gli insegnò i primi rudimenti del disegno, e presso anonimi mestieranti locali di immagini sacre, nel 1854 ottenne per merito dal Decurionato di Catania una pensione di 288 ducati annui per apprendere in Napoli l’Arte dell’incisione.

A Napoli, in seno all’Accademia di Belle Arti, fu allievo dell’incisore messinese Tommaso Aloysio Juvara (1809-1875), che gli insegnò le finezze del disegno ornato e le tecniche della Calcografia classica, intuendo la portata della sua Arte e la strada da seguire per applicarla ed affermarsi. Fu così che, anche grazie ad un rinnovo del sussidio per merito da parte del Decurionato di Catania, da allievo più volte premiato nei Concorsi interni all’Istituto, nel 1860 completò gli studi accademici, ma non tornò in Sicilia: restò a Napoli, dove godeva della stima e dell’amicizia dei colleghi artisti, tra i quali il pittore Domenico Morelli (1823-1901). Fra le opere del periodo napoletano, Gl’Iconoclasti da Morelli, commissionati da Casa Savoia, segnano un passaggio decisivo nell’affermazione di Francesco Di Bartolo e preannunciano il successivo approdo romano accanto a Tommaso Aloysio Juvara.

Nella città partenopea, fra le varie correnti anti-accademiche, ferveva l’Arte del pittore abruzzese Filippo Palizzi (1818-1899), abile animalista. Il Di Bartolo, caro amico dell’artista, tradusse all’acquaforte diversi dipinti del Palizzi, che gli insegnò abilmente i segreti della pittura, ricevendo dall’amico siciliano altrettanto abili insegnamenti d’Arte incisoria. Rimasto a Napoli, dopo aver vissuto in prima persona il momento di gloria della Società Promotrice di Belle Arti di quella città, di cui fu uno dei primi soci, nel 1870 Francesco Di Bartolo fu nominato Professore Onorario dell’Accademia di Belle Arti di Napoli dove aveva studiato.

Dopo aver assolto tale prestigioso compito per un anno, nel 1872 si trasferì a Roma, al seguito del Maestro Aloysio Juvara, chiamato dal Ministro dell’Istruzione Pubblica nella nuova Capitale per il riordino della Regia Calcografia. Portato a compimento tale riordino, Aloysio Juvara fu quindi nominato direttore dell’istituto insieme a Paolo Mercurj. Si trattava di un Organismo statale che si occupava della traduzione ad incisione, soprattutto a bulino, della stampa e della diffusione delle opere d’Arte più importanti del patrimonio artistico italiano, promuovendone la conoscenza e diffondendone il valore, soprattutto presso il grande pubblico della contemporanea, agiata borghesia del Regno d’Italia.

In seno alla Regia Calcografia, poi Calcografia Nazionale e oggi Istutito Centrale per la Grafica, il Di Bartolo compì le sue più importanti ed impegnative incisioni a bulino, tra cui L’Amor Sacro e l’Amor Profano da Tiziano, la Madonna con Bambino dal Murillo e la Madonna delle Arpie da Andrea del Sarto. Ma non cessò di incidere all’acquaforte su propri disegni originali e con questa tecnica divenne uno dei ritrattisti più stimati e ricercati d’Europa, compiendo ritratti di regnanti, tra cui diversi componenti della Famiglia Savoja, quali per esempio il re Umberto I e la regina Margherita, ed Uomini Illustri del suo tempo, italiani e stranieri. Per tale fama, insignito di otto alte onorificenze italiane e straniere, fra cui una inglese legata al ritratto della regina Vittoria e una spagnola, incaricato dal Ministro dell’Istruzione pubblica, nel 1878 fu Giurato della Sezione Italiana all’Esposizione Universale di Parigi.

Rimasto scapolo per la completa dedizione all’Arte, il Di Bartolo, giunto alla fama ed all’agiatezza col valore del proprio lavoro, verso la fine del XIX secolo decise di vendere ad un prezzo simbolico alla Regia Calcografia i suoi rami più importanti che esulavano dalle commissioni dell’Istituto, affinché fossero, con quelli già di proprietà dell’Istituto, degnamente stampati e conservati. Essi sono ancora oggi patrimonio inestimabile della Calcoteca dell‘Istituto centrale per la Grafica di Roma.

Ritornato a Catania intorno agli anni Novanta del XIX secolo, fraterno amico di Giovanni Verga, di Federico De Roberto, di Mario Rapisardi, che affettuosamente lo chiamava nelle sue lettere Don Bartuliddu, e di diverse altre illustri personalità del mondo artistico e politico, trascorse serenamente gli anni della vecchiaia nella propria villa di Cibali, a Catania, dedicandosi nuovamente alla pittura, che, dopo la parentesi napoletana, aveva a lungo trascurato. La sua vista era irrimediabilmente compromessa dall’immane lavoro di applicazione degli anni trascorsi lavorando a bulino e gli impediva, purtroppo, di continuare ad incidere. La pittura, soprattutto di splendide nature morte, fu il suo impegno ed il suo svago negli ultimi anni, durante i quali non mancò di partecipare ancora attivamente alla vita artistica e politica di Catania.

Si spense nella sua amatissima città il 3 febbraio 1913. Aveva 87 anni. I concittadini, intervenuti in massa ai solenni funerali, gli tributarono onori principeschi. Riposa nella tomba di famiglia nel cimitero di Catania, all’ombra di quella croce di marmo bianco che egli stesso aveva deciso si ergesse, semplice e spoglia, sulla tomba dei Di Bartolo. Nella città che tanto amò rimase a suo ricordo soltanto una Scuola a lui intitolata. Ma l’Arte di Francesco Di Bartolo merita senz’altro non solo il ricordo, ma la diffusione e l’apprezzamento da parte di un pubblico ben più vasto.

Francesco Di Bartolo: GL'ICONOCLASTI, acquaforte con ritocchi a bulino, da Domenico Morelli, Napoli 1863, Coll. N.Di Bartolo, Catania.
Francesco Di Bartolo: GL’ICONOCLASTI, acquaforte con ritocchi a bulino, da Domenico Morelli, Napoli 1863, Coll. N.Di Bartolo, Catania.
 

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Francesco Di Bartolo (1826-1913)

Essential biography

Francesco Di Bartolo was born in Catania on 17 January 1826 to Antonino, a jurist, and Giuseppina Consoli. His father’s brother, Giacomo (b. 1797), was a patriot and political figure of strong public stature, whose name remained in the collective memory of Catania.

From childhood Francesco showed a marked inclination toward art and little interest in formal study. His father would have preferred him to become a lawyer or an engineer, according to family tradition, but “Ciccio”, as he was affectionately called by relatives and friends, chose another path. After a brief apprenticeship in Catania under the painter Giuseppe Gandolfo (1792-1855), who gave him his first training in drawing, and among anonymous local craftsmen producing sacred images, in 1854 he obtained on merit from the Decurionato of Catania a stipend of 288 ducats a year in order to learn the art of engraving in Naples. There, within the Academy of Fine Arts, he studied under the Messinese engraver Tommaso Aloysio Juvara (1809-1875), who taught him the refinements of ornamental drawing and the techniques of classical printmaking, understanding both the scope of his artistic talent and the direction in which it might fully affirm itself.

Thanks also to the renewal of that grant on grounds of merit, Francesco Di Bartolo, already repeatedly awarded in the Academy’s internal competitions, completed his studies in 1860, but did not return to Sicily. He remained in Naples, where he enjoyed the esteem and friendship of fellow artists, among them the painter Domenico Morelli (1823-1901). Among the key works of his Neapolitan period, Gl’Iconoclasti after Morelli, commissioned by the House of Savoy, mark a decisive step in his artistic affirmation and foreshadow his subsequent Roman phase alongside Tommaso Aloysio Juvara. In Naples, amid the various anti-academic currents, the art of the Abruzzese painter Filippo Palizzi (1818-1899), masterly interpreter of animal subjects, flourished with particular force. Di Bartolo, a close friend of the artist, translated several of Palizzi’s paintings into etching, while Palizzi in turn introduced him more deeply to the practice and secrets of painting. Remaining in Naples, after personally witnessing the great season of the Società Promotrice di Belle Arti, of which he was one of the first members, Francesco Di Bartolo was appointed Honorary Professor at the Academy of Fine Arts of Naples in 1870.

After serving in that prestigious role for a year, he moved to Rome in 1872, following his master Aloysio Juvara, who had been summoned by the Minister of Public Education to the new capital in order to reorganize the Regia Calcografia, the state institution responsible for translating into engraving, especially burin engraving, printing, and circulating the most important works of Italian artistic heritage, thereby promoting their knowledge and diffusion among the broader cultured bourgeois public of the Kingdom of Italy.

Within the Regia Calcografia, then the Calcografia Nazionale, now Istituto Centrale per la Grafica, Di Bartolo carried out his most important and demanding burin engravings, among them L’Amor Sacro e l’Amor Profano after Titian, the Madonna con Bambino after Murillo, and the Madonna delle Arpie after Andrea del Sarto.

Yet he never ceased to etch from his own original drawings, and through this technique he became one of the most esteemed and sought-after portrait engravers in Europe, producing likenesses of sovereigns, including several members of the House of Savoy, such as King Umberto I and Queen Margherita, as well as distinguished men of his age, Italian and foreign alike. In recognition of this fame, and honoured with eight high Italian and foreign distinctions, including an English one connected with his portrait of Queen Victoria and a Spanish one, he was appointed in 1878 by the Minister of Public Education as juror for the Italian Section at the Paris Universal Exposition.

Having remained unmarried through total dedication to art, Di Bartolo, once he had achieved renown and prosperity through the value of his work, decided toward the end of the nineteenth century to sell at a symbolic price to the Regia Calcografia his most important copperplates outside the Institute’s commissions, so that they, together with those already owned by the Institute, might be properly printed and preserved. They still form part of the inestimable holdings of the Calcoteca of the Istituto Centrale per la Grafica in Rome.

Returning to Catania around the last decade of the nineteenth century, a close friend of Giovanni Verga, Federico De Roberto, Mario Rapisardi, who affectionately called him Don Bartuliddu in his letters, and of various other leading artistic and political figures, he spent the years of old age peacefully in his villa at Cibali, devoting himself once more to painting, which after the Neapolitan period he had long neglected.

His eyesight had been irreparably compromised by the immense effort of years spent working with the burin, and this unfortunately prevented him from continuing to engrave. Painting, especially splendid still lifes, became both occupation and solace in his later years, during which he nonetheless continued to take an active part in the artistic and political life of Catania.

He died in his beloved city on 3 February 1913 at the age of eighty-seven. The citizens, who attended his solemn funeral in large numbers, paid him princely honours. He rests in the family tomb in the cemetery of Catania beneath that white marble cross which he himself had wished to rise, simple and bare, above the Di Bartolo sepulchre. In the city he loved so much, only a school named after him remained as a durable memorial.

Yet the art of Francesco Di Bartolo deserves not only remembrance, but dissemination and appreciation by a much wider public.

 

Natalia Di Bartolo

 

Photos Natalia Di Bartolo ©


Questa biografia si fonda sul corpus di studi inedito e legalmente tutelato di Natalia Di Bartolo su Francesco Di Bartolo (1826-1913), avviato nel 1990.

Ogni uso non attribuito delle acquisizioni presenti nel corpus di studi e nel corpus di saggi di Natalia Di Bartolo costituisce appropriazione indebita del lavoro dell’autrice. Le acquisizioni introdotte da tali corpora non possono essere riprese senza attribuzione.