Perché questi SAGGI su FRANCESCO DI BARTOLO (1826-1913)

Francesco Di Bartolo ritratto da F. Longo Mancini, Catania 1905.

di Natalia Di Bartolo – Francesco Di Bartolo, Bicentenario 2026: il corpus inedito, il progetto dei saggi e la restituzione critica dell’artista su OperaeOpera.

© Natalia Di Bartolo – Vietata ogni riproduzione, anche parziale, testuale e iconografica, inclusi i contenuti biografici e ricostruttivi dell’intero corpus e dei singoli saggi.
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In copertina: Ritratto di Francesco di Bartolo di F. Longo Mancini, olio su tela, 1905, Coll. Natalia Di Bartolo.©


26 Marzo 2026

Nel 2026, anno del Bicentenario della nascita di Francesco Di Bartolo, incisore e pittore (1826-1913) chi scrive ha scelto di dedicare all’artista non una presenza episodica, ma un lavoro continuo, un impegnativo progetto, studiato con piena cognizione di fini, metodi e strumenti.

Il fondamento di questo progetto non coincide con i saggi che si stanno susseguendo nel 2026, ma con un corpus di studi già compiuto, costruito attraverso ricerche d’archivio, confronto delle opere, ricostruzione biografica, verifica documentaria e catalogazione ragionata. Quel corpus esiste e resta inedito, e tale, volutamente, resterà finché non si presenterà una sede davvero adeguata a riceverlo, tutelarlo e comprenderlo e finché l’autrice non deciderà la sua destinazione definitiva, che non è detto che sia la pubblicazione editoriale: non sarà mai consegnato per semplice opportunità, né smembrato, né disperso in contesti impropri. Il fatto che sia ancora inedito non dipende da una sua insufficienza, ma dalla persistente insufficienza del contesto che lo ha circondato e ancora lo circonda. Nessuna istituzione, né pubblica né privata, né civica né accademica, si è mai realmente assunta la responsabilità di riconoscere che su Francesco Di Bartolo esiste un lavoro organico, scientificamente fondato, iniziato quaranta anni fa e proseguito e ampliato fino ad oggi, e che quel lavoro, oggi compiuto, merita attenzione, tutela e una sede adeguata di pubblica diffusione. Si è preferito il silenzio, o al più l’uso occasionale e opportunistico del nome dell’artista, senza affrontare seriamente né la sua opera né la sua figura storica.

Da qui nasce questo progetto dei saggi del 2026, che non sono da intendersi come sostituto del corpus, ma come sua forma pubblica; né come riassunto, bensì come suo naturale sviluppo. I saggi non espongono integralmente l’impianto documentario del corpus fondativo, ma ne rendono leggibili i nuclei essenziali e, insieme, li approfondiscono, li ampliano, ne traggono ulteriori linee di ricerca. Si tratta dunque di un corpus saggistico fondato sul corpus originario e destinato a crescere nel corso dell’anno ed anche oltre, concepito appositamente per una lettura scorrevole, dunque volutamente senza le note di taglio accademico che ne appesantirebbero la fruizione e che sono, invece, ampiamente presenti e perfettamente circostanziate nel corpus originario, che ha criteri strettamente accademici.

In principio si sarebbe potuto pensare a una scansione più contenuta nel succedersi delle pubblicazioni in rete, forse a un saggio al mese, ma la materia ha imposto altro. Gli argomenti si sono moltiplicati e continuano a moltiplicarsi per forza propria: opere, problemi tecnici, questioni attributive, nodi biografici, deformazioni critiche da correggere, letture insufficienti e inveterate da colmare. Per questo i saggi crescono e continueranno a crescere, e non per dispersione. Il 2026 è stato assunto, dunque, da chi scrive come anno interamente dedicato a Francesco Di Bartolo, e tale scelta non ha carattere ornamentale, ma critico e strutturale.

A ciò si aggiunge un dato essenziale. Le ricerche archivistiche su cui il corpus originario si fonda furono compiute in maggioranza oltre trent’anni fa. Questo non indebolisce affatto il lavoro, anzi lo rafforza. Infatti, gli archivi cambiano, si riordinano, si riclassificano, perdono talvolta evidenze, tracce, leggibilità materiali che in passato erano ancora accessibili. Ciò che è stato visto, trascritto e verificato allora possiede oggi, in molti casi, un valore ulteriore. Anche per questo il corpus fondativo non è una raccolta di notizie, ma un deposito di studio difficilmente sostituibile da tenere ben custodito, ma non certo segreto.

Da qui prende forma il progetto dei saggi, destinati agli studiosi, agli interessati, agli appassionati e anche al pubblico curioso, grazie alla loro accessibilità, scorrevolezza e cura iconografica. Se ne può leggere solo uno, si possono leggere tutti o anche nessuno, sono collegati fra loro tramite rimandi interni, sono pubblicati in una sede ben definita e stabile e non sono destinati a richiamare lettori sul momento, come se fossero gli articoli di una rivista: sono destinati a restare in una forma che li rende imprescindibili.

Non si è pensato al libriccino celebrativo, quindi, per il Bicentenario usa e getta, non il catalogo di circostanza, e neanche il volume sontuoso destinato a restare chiuso in una libreria istituzionale e polverosa, ma ad una serie di testi pubblici, progressivi, fondati sul corpus e capaci di renderne leggibili i nuclei essenziali senza esporne integralmente l’architettura documentaria.

Le note esistono, i documenti originali esistono, le fonti d’epoca esistono, il corpus intero esiste, nei suoi sei volumi di testo biografico e critico, di documentazione e di catalogazione dell’intera opera incisoria, pittorica e grafica; ma il luogo dei saggi non è quello dell’ostentazione documentaria: è quello della restituzione alta, severa, ma leggibile e raggiungibile.

Anche il mezzo è stato scelto con lucidità: quello informatico, scelto proprio perché più incisivo, più adatto al tempo presente, più capace di permanenza, di rintracciabilità e di durata. Pubblicare questi saggi in rete non significa abbassare il livello del lavoro, ma assicurargli una forma di esistenza più aderente alla realtà contemporanea della conoscenza.

I saggi del 2026 non sono dunque articoli sparsi che possano far pensare ad una sovraesposizione mediatica insistita e fine a se stessa. Sono ideati e strutturati per rendere Francesco Di Bartolo visibile in una continuità che, senza cercare migliaia di letture, si depositi stabilmente nei motori di ricerca, negli archivi digitali e nella memoria pubblica del presente e del futuro. Chiunque, fra anni o decenni, cerchi il suo nome, dovrà imbattersi in questo lavoro e prenderne atto. E, con i dovuti accorgimenti, neanche l'”obsolescenza informatica” potrà avere la meglio.

A questa scelta si accompagna una considerazione che riguarda non soltanto la diffusione degli studi, ma anche il loro destino editoriale e il riconoscimento del lavoro che li ha prodotti. Rendere pubblicamente e gratuitamente accessibili i risultati di decenni di ricerca non è stato un gesto di ingenuità, né una rinuncia al loro valore scientifico e intellettuale. È stata una decisione consapevole, maturata dopo una lunga esperienza nella quale le possibilità editoriali concretamente prospettate non avrebbero consentito di rispettare l’integrità e la complessità del lavoro originario.

La pubblicazione cartacea, anche presso una casa editrice di riconosciuto prestigio, avrebbe potuto offrire un diverso riconoscimento all’autrice, ma non avrebbe garantito una diffusione effettiva, continuativa e internazionale degli studi. Un’opera specialistica, per quanto autorevole, può rimanere confinata in un numero limitato di biblioteche e collezioni private, accessibile soprattutto a chi già ne conosca l’esistenza. La pubblicazione in rete consente invece a chiunque, anche in paesi lontanissimi dall’Italia, di incontrare Francesco Di Bartolo attraverso una documentazione storico-critica articolata, senza ostacoli economici o geografici.

Questa accessibilità non comporta alcuna rinuncia alla paternità delle ricerche, né attenua l’obbligo scientifico di riconoscerne la provenienza. L’autrice è pienamente consapevole che la libera circolazione della conoscenza non assicura, di per sé, un riconoscimento proporzionato all’impegno profuso, e che espone anche al rischio di utilizzazioni prive della necessaria attribuzione. Ma non ha ritenuto accettabile che tale rischio, o l’attesa indefinita di una soluzione editoriale, continuassero a impedire la conoscenza di risultati acquisiti attraverso un lavoro di così tanti decenni.

La scelta è stata dunque quella di privilegiare la disponibilità effettiva degli studi, senza confondere la gratuità dell’accesso con la gratuità del lavoro intellettuale. Si è inteso rendere accessibile un patrimonio di conoscenze la cui elaborazione ha richiesto tempo, competenza, risorse personali e responsabilità scientifica.

L’auspicio è che questi saggi possano essere letti, consultati e correttamente citati da studiosi presenti e futuri, contribuendo a restituire a Francesco Di Bartolo una collocazione storica più documentata e meno occasionale. Quale riconoscimento personale ne deriverà all’autrice non è dato sapere. Ciò che si è voluto evitare, prima di ogni altra cosa, è che un lavoro tanto lungo rimanesse sconosciuto insieme all’artista al quale è stato dedicato.

I saggi sono, in definitiva, la forma pubblica e attiva di un progetto mirato a sottrarre Francesco Di Bartolo alla riduzione, alla negligenza, all’uso ornamentale del suo nome, e renderlo finalmente presente in modo chiaro, continuo e indelebile. Non una parentesi, dunque, né una concessione, né un gesto simbolico della pronipote, ma una scelta decisa, con coscienza e passione per la competenza, a favore di un’opera di restituzione.

Nelle condizioni date, questa è la forma che è stata ritenuta più adeguata. E poiché tale scelta può avere suscitato o suscitare perplessità e interrogativi, questa nota è stata scritta appositamente per chiarirne il senso. È questa la forma che d’ora in avanti accompagnerà, per tutto l’arco del Bicentenario e oltre, il nome di Francesco Di Bartolo.

Natalia Di Bartolo

Per la bibliografia del corpus fondante si rinvia alla pagina dedicata.

Per lo statuto scientifico del corpus di studi su Francesco Di Bartolo (1826–1913), le note editoriali e le modalità di consultazione, si rinvia alla pagina dedicata.

Foto di Natalia Di Bartolo ©


Saggio precedente: FRANCESCO DI BARTOLO: LA GRAFICA TRA SEGNO, MATRICE E STAMPA

Saggio succesivo: SANTA MARTA (1853) di Francesco Di Bartolo


Questo saggio si fonda sul corpus di studi inedito e legalmente tutelato di Natalia Di Bartolo su Francesco Di Bartolo (1826-1913), avviato nel 1990.

Ogni uso non attribuito delle acquisizioni presenti nel corpus di studi e nel corpus di saggi di Natalia Di Bartolo costituisce appropriazione indebita del lavoro dell’autrice. Le acquisizioni introdotte da tali corpora non possono essere riprese senza attribuzione.

L’assenza di note a piè di pagina nei saggi dedicati a Francesco Di Bartolo è una scelta editoriale. I riferimenti documentari e critici non sono omessi nei saggi, ma rimandano al corpus originario, cui il testo si richiama.