Review: Bellini's CAPULETS AND MONTECCHI in Verona

Review: I CAPULETI E I MONTECCHI di Bellini a Verona al Teatro Filarmonico.

By Lukas Franceschini –


Verona, 21 febbraio 2017.

E’ stata riproposta al Teatro Filarmonico l’opera I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini nell’allestimento ideato da Arnaud Bernard, a suo tempo coprodotto con il Teatro La Fenice di Venezia.

L’opera non è tra le maggiori del compositore catanese, ed è superfluo insistere sui motivi, i quali non sono nella musica, peraltro molto bella, semmai su uno sgangherato libretto di Romani, il quale si rifà alla tragedia shakespeariana in modo molto superfluo e riducendo al minimo i personaggi. La mano di Bellini colma molte lacune, soprattutto per l’utilizzo del coro, che ha parte rilevante, e il canto espresso in lunghe melodie accompagnate spesso da strumenti a legno, di candida e melanconica espressione musicale.

Il ruolo di Romeo en travesti è la singolare invenzione de I Capuleti; Bellini con tale scelta volle avvicinare il destino dei due amanti nel somigliante, per non dire identico, timbro e registro, coniugando in una candida esperienza la tragica passione adolescente e sincerità di sentimenti, oltrepassando il limite storico di violente battaglie e interessi familiari.

Come ebbi occasione di scrivere per le recite precedenti sia veneziane sia veronesi, lo spettacolo non è sicuramente dei più funzionali e rasenta spesso la noia. L’idea di ambientare la vicenda in un museo in allestimento e ispirarsi alle storiche pitture per creare la scena in tableaux vivant è idea ormai obsoleta e logora. Tuttavia, con alcuni accorgimenti poteva anche starci, mancava piuttosto uno sviluppo drammaturgico più ricercato e graffiante sui personaggi, i quali erano molto stereotipati nell’attendibilità e nell’espressione. Infastidiva invece l’andirivieni di tecnici, operai, personale delle pulizie in continuo muoversi durante le pause canore, come se la musica non fosse sufficiente a creare un’atmosfera, quando invece i lunghi preludi di Bellini esprimono una bellezza abbagliante, e inoltre il gesto scenico era di una banalità dozzinale.

Bellissimi i costumi di Carla Ricotti, in stile con la tragedia del bardo piuttosto che con le vicende locali, ma ripeto di gran classe. Le scene di Alessandro Camera sono funzionali e molto suggestive, ma non utilizzate al meglio poiché viste solo come fondo. Un po’ urtante l’utilizzo multiplo di un sipario scorrevole per il cambio scena, che poteva essere sviluppato con altre soluzioni.

The direttore Fabrizio Maria Carminati si è impegnato in una direzione sicura e molto calibrata, particolarmente attento alle dinamiche e ai colori, accompagnando i solisti con esperta mano narrativa e un senso drammaturgico a effetto, anche se in taluni momenti ha preferito una lettura molto cesellata ma lenta.

Nella compagnia di canto svetta sicuramente Alessia Nadin, la quale ci offre un giovane Romeo di baldanzosa e animata irruenza, accomunato con un canto molto controllato e rifinito attraverso una voce equilibrata in tutti i registri, morbida, appassionata, stilisticamente agguerrita e con buona tecnica. Un ruolo che dovrebbe in futuro aprire ulteriori spazi alla brava cantante friulana.

Brava anche Rosanna Savoia, Giulietta, dalla voce cristallina e contenuta nel volume ma capace di ottimo fraseggio e intensità espressiva, puntuale nel settore acuto e di estrema musicalità.

Molto brillante la prova di Matteo Falcier, Tebaldo, artista che non conoscevo ma ascoltato in un concerto recentemente. Il tenore veneto ha messo in luce una voce molto preziosa, ben amministrata, sicuro nel registro acuto e buona scansione di colori.

Altrettanto lodevole il Lorenzo di Romano Dal Zovo, il basso veronese passo dopo passo ha intrapreso una carriera che porterà frutti rilevanti nel prossimo futuro. La sua performance al Filarmonico ha evidenziato un mezzo vocale molto prezioso, di bellissimo timbro e fraseggio ammirevole.

Meno significativo il Capellio di Luiz-Ottavio Faria, segnato da una ruvidità vocale e un timbro sovente nasale.

Ottima la prova del Coro della Fondazione Arena, diretto da Vito Lombardi.

Serata particolarmente felice musicalmente, la quale al termine è stata premiata da un sentito e partecipe successo da parte del numeroso pubblico che gremiva il Teatro Filarmonico.

Lukas Franceschini

PHOTOS © ENNEVI | Arena di Verona